Come evitare l’estrazione di denti gravemente compromessi in zona estetica: la tecnica dell’estrusione ortodontica

Nel mio studio capita sempre più spesso che i pazienti chiedano come prima cosa una soluzione estetica al proprio problema dentale.

Questo tipo di richiesta è più frequente quando il problema riguarda i denti frontali, ovvero quelli che condizionano maggiormente l’espressività e la bellezza del sorriso.

La presenza di denti gravemente compromessi nella regione anteriore rappresenta ancora oggi una sfida aperta, nonostante i progressi della moderna implantologia.

In molti casi (in seguito ad una valutazione superficiale se non addirittura sbagliata) alcuni clinici possono propendono per l’estrazione del dente.
Questa soluzione viene adottata soprattutto quando il dente è interessato da un processo carioso esteso fin sotto la gengiva, da lesioni paradontali importanti, da fratture corono-radicolari verticali o da riassorbimenti radicolari (esterni o interni).

Tuttavia, quello che ad una prima analisi sembrerebbe l’intervento più semplice, in realtà, nel corso della terapia pone spesso problematiche tutt’altro che di facile soluzione.

Le complicanze dell’estrazione dentale

L’estrazione di un elemento dentale innesca un processo di atrofia che coinvolge sia il tessuto osseo che sostiene il dente, sia i tessuti molli che lo circondano, determinando un deficit volumetrico più o meno importante del sito che lo ospitava.

L’entità della perdita tissutale che si instaura è determinata prevalentemente dalla causa che ha portato il dente ad essere estratto.
Maggiore sarà la contrazione dei tessuti duri e molli, maggiore saranno le problematiche da risolvere per ridare al paziente una buona estetica del suo sorriso.

Durante il periodo di guarigione il processo di atrofia si sviluppa sia in senso verticale, sia in senso orizzontale; contestualmente si alza il livello del margine gengivale e si crea una sorta di depressione sulla superficie esterna del processo alveolare.

Lo spostamento verso l’alto del margine gengivale si risolve spesso con l’applicazione di una corona più lunga rispetto ai denti vicini, in modo da colmare la contrazione che i tessuti hanno sviluppato in senso verticale; questo crea uno slivellamento delle parabole gengivali che spesso causa un’inestetismo evidente durante il sorriso.
La depressione che si sviluppa invece sulla superficie esterna, altera il naturale profilo di emergenza della corona dalla gengiva, compromettendo la continuità che in condizioni ideali si ha tra gengiva e dente.

Tutto questo deve essere attentamente valutato prima di procedere con una terapia estrattiva.
Infatti è fondamentale riuscire a prevedere i livelli dei tessuti una volta avvenuta la guarigione ed il tipo di procedure rigenerative da attuare contestualmente o successivamente all’estrazione.

Risulta evidente come siano numerose e di difficile gestione le complicanze che si possono presentare dopo l’estrazione di uno o più denti.
Per questi motivi, in alcuni casi, è necessario prendere in considerazione la conservazione dell’elemento o degli elementi dentali anche se gravemente compromessi.

Solo dopo un’attenta valutazione clinica e radiografica dello specifico caso clinico, si potrà optare per una delle due soluzioni.

Come recuperare un elemento dentale mediante la tecnica dell’estrusione ortodontica

Oggi, grazie all’ortodonzia, è possibile estrudere il dente compromesso esponendo il margine sottogengivale del processo carioso, della frattura o del riassorbimento, evitando quindi la contrazione volumetrica dei tessuti.

Così facendo è possibile salvaguardare l’estetica del paziente.

L’impiego di un’apparecchiatura fissa (braket e filo ortodontico), adesa alla superficie esterna di quattro o cinque elementi dentali compreso quello da estrudere, consente mediante forze leggere e continue un’eruzione forzata del dente da recuperare.
Con questo tipo di terapia, nell’arco di tre-cinque mesi, si ottengono fino a 6 millimetri di estrusione.

Durante questa fase la lunghezza originaria del dente viene ridotta, abradendo progressivamente la sua superficie occlusale in modo da consentire il suo spostamento verso l’arcata opposta grazie all’azione dell’apparecchio.

Una volta completata l’estrusione (la cui entità dipenderà dall’estensione della lesione al di sotto dei tessuti molli) viene effettuata, sul dente o sui denti estrusi, una procedura di “chirurgia resettiva”.
Lo scopo è quello di ristabilire un corretto allineamento dei livelli dei tessuti duri e molli rispetto ai denti contigui.

La procedura di eruzione forzata, infatti, comporta la migrazione verso l’arcata controlaterale di tutto il complesso parodontale e quindi lo spostamento nella stessa direzione sia del margine osseo del processo alveolare, sia del margine gengivale.

Attraverso la procedura chirurgica, il livello dei margini viene riportato alla posizione ideale, ristabilendo una corretta armonia tissutale.

Qualunque movimento ortodontico richiede un adeguato periodo di “contenzione”, che non deve essere inferiore alla durata della fase attiva.
È per questo che, una volta completata l’estrusione e la chirurgia del dente o dei denti da salvare, il paziente dovrà stabilizzare il risultato ottenuto mediante l’utilizzo di una mascherina stampata da portare di notte per circa tre-quattro mesi.

I benefici connessi all’ “estrusione ortodontica”

È evidente dunque, che la serie di passaggi necessari per poter salvare uno o più denti compromessi mediante la tecnica dell’estrusione ortodontica, è complessa.
La terapia deve rispettare degli specifici tempi biologici che non possono essere ignorati. Soltanto in questa maniera però si può evitare l’estrazione di elementi dentali gravemente compromessi e di conseguenza quel processo atrofico che spesso compromette il risultato estetico del lavoro finale.