Come sbiancare i denti devitalizzati
Lo sbiancamento di un dente che ha subito alterazioni cromatiche in relazione ad un trattamento endodontico rappresenta un approccio terapeutico conservativo ed efficace; riuscendo in alcuni casi ad evitare soluzioni più invasive come la protesizzazione con corone.
Anche nei casi in cui la terapia renda indispensabile un restauro protesico (con corone o faccette dentali), se si vuole ottenere un risultato eccellente, è comunque necessario effettuare uno sbiancamento preliminare del dente sottostante il restauro.
Infatti il risultato estetico finale del restauro dipende non solo dalle caratteristiche di trasmissione della luce del materiale con cui viene costruita la corona o la faccetta, ma anche dal colore base dell’elemento da protesizzare.
Le cause della “discromia dentale” in un dente devitalizzato
Una delle possibili cause responsabili della discromia di un dente devitalizzato è la permanenza all’interno dello stesso di residui di tessuto pulpare.
Questi residui tessutali, lasciati accidentalmente all’interno della camera pulpare durante le manovre di estirpazione della polpa, continuano la loro decomposizione determinando, nel tempo, la diffusione dei componenti del sangue all’interno dei tubuli dentinali.
A loro volta i prodotti di degradazione delle cellule del sangue inducono la formazione ed il rilascio di ferro che, convertito dai batteri in solfato di ferro, determina la tipica colorazione grigiastra che spesso caratterizza un dente devitalizzato.
Il cambiamento di colore di un dente trattato endodonticamente può essere causato anche dalla permanenza in camera pulpare di:
- residui di materiale utilizzato per l’otturazione canalare (come ad esempio cementi canalari)
- particolari medicazioni contenenti tetracicline
- materiali utilizzati per la ricostruzione coronale del dente
Tali residui, rimanendo a contatto con la dentina per lunghi periodi di tempo, penetrano nei tubuli dentinali alterando il colore naturale dello stesso.
L’amalgama, ad esempio, se utilizzata come materiale da ricostruzione dopo aver proceduto ad una terapia canalare, può determinare una pigmentazione grigiastra della dentina a causa del passaggio nei tubuli dentinali dei prodotti di ossidazione della stessa.
Anche un perno metallico può indurre alterazioni cromatiche evidenti; in quest’ultimo caso la discromia è legata sia al trasparire del colore scuro del perno cementato nel canale come sostegno di una ricostruzione coronale, sia al rilascio di ioni metallici.
Come sbiancare il dente devitalizzato
Di solito lo sbiancamento dei denti è richiesto dai pazienti soprattutto quando, ad essere interessati da una colorazione anomala, sono gli incisivi superiori o inferiori.
In questi casi, infatti, la presenza di una discromia più o meno grave può compromettere l’estetica e l’armonia di un sorriso ed essere fonte di disagio per il paziente.
È bene chiarire che il trattamento di tali discromie deve essere effettuata esclusivamente da professionisti qualificati come quelli del nostro studio.
La terapia, infatti, richiede un’attenta analisi di tutte le possibili cause prima di poter formulare una diagnosi corretta e scegliere la terapia più opportuna.
Prima di procedere al trattamento sbiancante è fondamentale verificare lo stato del trattamento endodontico facendo una radiografia; qualora il sigillo apicale non risultasse ottimale, è necessario ritrattare nuovamente l’elemento dentale.
Gli agenti chimici utilizzati per lo sbiancamento dei denti trattati endodonticamente sono essenzialmente tre:
- il perossido di idrogeno
- il perossido di carbammide
- il perborato di sodio
Indipendentemente dal prodotto che si utilizza è fondamentale la corretta detersione e preparazione della cavità pulpare prima del posizionamento dell’agente sbiancante.
L’agente utilizzato per lo sbiancamento inoltre deve essere opportunamente isolato dal sigillo canalare sottostante mediante un apposito isolante.
Dopo la sua applicazione l’agente sbiancante viene coperto con un materiale da otturazione provvisoria che ne garantisce la permanenza all’interno della camera pulpare per il tempo necessario.
La durata della procedura di sbiancamento varia in base al tipo di agente sbiancante scelto ed al grado di discromia presente.
I risultati ottenuti dipendono, invece, dalla natura e dall’entità della discromia.
Denti che presentano discolorazioni di lungo corso, ad esempio, possono rispondere ad una terapia sbiancante in maniera meno rapida rispetto a denti con discolorazioni più recenti.
Discromie causate da materiali da otturazione come l’amalgama risultano avere una prognosi più incerta rispetto a quelle causate da altri materiali.
Inoltre, il risultato ottenuto con le moderne procedure di sbiancamento è più efficace nei pazienti giovani rispetto a quelli più anziani.
Possibili effetti indesiderati
Nonostante la bravura del clinico, una procedura di sbancamento può avere alcuni effetti indesiderati.
Tra questi merita sicuramente di essere menzionato il riassorbimento radicolare.
Si tratta di un riassorbimento di natura infiammatoria della radice nella zona cervicale, che può insorgere a seguito di uno sbiancamento intracoronale troppo violento.
I meccanismi attraverso i quali tale riassorbimento si realizza non sono ancora completamente chiari.
Spesso il riassorbimento è asintomatico e può essere diagnosticato solo attraverso un esame radiografico.
Per ridurre al minimo tale complicanza è necessario isolare accuratamente la camera pulpare prima di posizionare l’agente sbiancante ed utilizzare il perborato di sodio miscelato con acqua distillata anziché perossido di idrogeno o carbammide che risultano decisamente più aggressivi rispetto al primo.
Riassumendo, una volta formulata una corretta diagnosi e capita la natura della discromia, è possibile intervenire in maniera efficace restituendo al dente il suo aspetto naturale e garantendo al paziente il risultato estetico richiesto.